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Diritto all’oblio #digit16

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diritto-all-oblio Il parere degli studenti di scienze della comunicazione:
Si è mai veramente dimenticati in rete? È possibile esercitare il proprio diritto all’oblio? E se si, in che modo?

Crisis management #digit16

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crisisQuando si parla di crisis management si intende una situazione critica nella quale un’azienda o un’organizzazione si trova e ne può determinare una diminuzione della fiducia degli utenti e un crollo dei profitti. In queste situazioni delicate la comunicazione durante e dopo la crisi è fondamentale per salvaguardare la reputazione e l’immagine dei soggetti coinvolti.

Conferenze stampa digitali #digit16

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digitalprIl digitale ha rivoluzionato per di più l’ufficio stampa. Oltre all’utilizzo di mail e siti, per facilitare il lavoro dei giornalisti ora ci sono per di più i social che sono diventati una primaria fonte d’informazione per gli addetti ai lavori  – fino a un paio danni fa sarebbe stato difficile trovare un lancio d’agenzia che ammettesse il fatto che la dichiarazione riportata: “è stata fatta su Facebook”. I social sono un canale di diffusione diretta per aziende e politici che bypassa i sistemi tradizionali usati dall’ufficio stampa, ne muta le dinamiche e cambia per di più il sistema di relazioni che l’ufficio stampa ha con gli stessi giornalisti delle testate. Le dinamiche del settore delle relazioni, delle comunicazioni e degli uffici stampa, sono quindi mutate profondamente, ma soprattutto, sono tuttora in  rapido e continuo cambiamento. E’ necessario rispondere a questi cambiamenti e, soprattutto, mantenere attivi canali di comunicazione tra aziende/istituzioni e giornalisti, social media manager e blogger, senza farsi superare dalla realtà dei fatti.

 

 

 

“Se fossimo in politica si potrebbe parlare di terza Repubblica. La “prima” era quella dell’ufficio stampa tradizionale. Con l’arrivo di Internet nacque l’esigenza di pensare a un “ufficio stampa digitale”. Oggi siamo di fronte a una nuova transizione: la “terza repubblica” del mondo dei comunicatori è il Reputation Management. Accade che le media relations online non bastano più, sono condizione necessaria ma non sufficiente per la gestione del vero asset, del vero valore che un’azienda o una singola persona hanno sul Web: la reputazione. Reputazione che, si badi bene, non è quel che le persone pensano di un’azienda, personaggio o prodotto, bensì quel che sono disposte a dire pubblicamente o meglio a dire sul Web”.  (Daniele Chieffi)

 

 

 

” Ci sono persone che possono influenzare le nostre scelte, ma si tratta di scelte sulle quali siamo già disposti a dialogare. L’influenza è sempre negoziata, chi ascolta un influencer, prende una decisione. Si influenza una persona pronta ad essere influenzata.  Influenza negoziata – siamo animali gli aspetti istintivi delle disposizioni non si possono cambiare – il modo in cui prendiamo le disposizioni è assolutamente istintivo e inconsapevolmente – è la biologia la scienza la base di partenza” (Piero Tagliapietra) stamp

 

 

 

“Al centro delle conversazioni digitali ci sono le persone non le macchine, sembra una banalità ma a molti questo sfugge. Se osservate bene, tutte le operazioni pubblicitarie che hanno funzionato sul web negli ultimi anni hanno messo al centro le persone le loro emozioni e le hanno coinvolte in un dialogo a doppio senso. Questa è una rivoluzione epocale di cui non potremo più fare a meno e che ha un “linguaggio nuovo” in cui di nuovo non c’è nulla: siamo esseri umani e parliamo ad altri esseri umani“. (Riccardo Scandellari)

 

 

 

Un tavolo di lavoro sull’ “ufficio stampa digitale” sarà tenuto a #digit16 da Sergio Ferraris il 21 ottobre dalle 15 alle 18 presso l’auditorium della Camera di Commercio di Prato. Prenotazioni per giornalisti Sigef, per tutti su digit. Le prenotazioni online si chiuderanno il 19 ottobre. Chi non fosse riuscito a riservare un posto può venire direttamente alla Camera di Commercio il 21 e 22 ottobre e prenotarsi presso la segreteria della manifestazione.

 

 

 

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Fonte: Conferenze stampa digitali #digit16

Giornalismo dalla pratica alla teoria #digit16

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gioI giornalisti oggi subiscono la mutazione del giornalismo e non la guidano. In uno scenario in continua trasformazione pratiche consolidate e assodate diventano obsolete in batter d’occhio, figure professionali fino a poco tempo fa indispensabili sono cancellate. E i giornalisti, nonostante siano ancora ai vertici della filiera editoriale non riescono a guidare questi processi. In primo luogo non c’è l’abitudine, da parte dei giornalisti, di ragionare sul proprio lavoro in termini industriali, cosa che hanno sempre demandato agli editori, ma soprattutto c’è un’arretratezza generale nel capire come le tecnologie stiano cambiando tutto il lavoro giornalistico. C’è necessità, quindi, di partire dalla pratica, obsoleta – ma sempre fondante –  per arrivare a una teoria rivoluzionaria, sulla quale costruire la nuova filiera editoriale. Non esiste, a livello mondiale, nessuna ricetta. In ogni paese, regione, comune o quartiere nel quale si voglia aprire un organo d’informazione la questione necessita di studi e metodologie ad hoc. E’ necessaria una sartoria editoriale specifica e di dettaglio.

 

 

L’impresa giornalistica non è che sta subendo una trasformazione l’ha già subita ed è stata trasformata prevalentemente in un’impresa di comunicazione. Il ruolo del giornalismo è passato da essere “gate keeping dei flussi” alla contestualizzazione e alla capacità di dare un senso a questa massa sempre più ingente di informazioni indistinte che affollano soprattutto il web. Le conversazioni sui social entrano da protagoniste nella realizzazione del giornale attraverso il meccanismo della “readers speedness” come una sorta di auditel che detta l’agenda. Il senso comune che viene fuori dalle conversazioni delle persone attraverso i social è recepito dalla redazione e diventa primario per la realizzazione di un  giornale.L’equilibrio dei flussi di informazioni si basa sull’incorporazione delle conversazioni delle persone attraverso i social nella gerarchizzazione delle notizie dei quotidiani “. (Raffaele Fiengo)cj

 

 

“Il giornalismo si è sempre fatto allo stesso modo. Non è mai stato vero, per me, e ora non lo è ancora di più. Quello che è profondamente cambiato in epoca digitale è che sono stati fortemente ridefiniti i tre vertici della negoziazione giornalistica: le fonti, l’intermediario giornalistico e il destinatario.
Il web ha profondamente messo in discussione questi tre punti, nessuno più fa il suo mestiere, ognuno è in grado di ricostruire mediazione e intermediazione “. (Carlo Sorrentino)

 

 

“Dobbiamo allontanarci dal concetto di giornalismo come racconto in tempo reale. Più comodo per noi ma non è detto che sia quello che interessa più al pubblico”.  (Carlo Felice Dalla Pasqua)

 

Un tavolo di lavoro sul “giornalismo dalla pratica alla teoria” sarà tenuto a #digit16 da Sergio Ferraris il 22 ottobre dalle 10 alle 13 presso l’auditorium della Camera di Commercio di Prato. Prenotazioni per giornalisti Sigef, per tutti su digit. Le prenotazioni online si chiuderanno il 19 ottobre. Chi non fosse riuscito a riservare un posto può venire direttamente alla Camera di Commercio il 21 e 22 ottobre e prenotarsi presso la segreteria della manifestazione.

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Fonte: Giornalismo dalla pratica alla teoria #digit16

Second Screen #digit16

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ddLa second screen experience è, come viene molto bene definita da Lillo Montalto Molella in un capitolo specifico ad essa dedicato del suo libro “ Real time journalism “,  : << un secondo schermo che completa l’esperienza della visione per lo spettatore multitasker, che non perde occasione di gestire  la propria reputazione inserendosi nella discussione di una comunità legata dagli stessi interessi >>.

 

Il primo schermo, cui l’esperienza second screen fa riferimento, è quello della Tv, il secondo schermo è quello del device digitale che utilizziamo in quel particolare momento  per realizzare questa capacità condivisa: smartphone, tablet, pc. Il luogo/ambiente digitale in cui questa capacità si realizza è un social media, preferibilmente Twitter, ma non ci sono particolari differenze, ogni altro schermo, ogni altro ambiente, inteso come ambiente sociale digitale online, va benissimo.

 

Il caso Eni vs Report, andato in scena domenica 13 dicembre 2015 parallelamente su Rai 3 e su Twitter,  ha immediatamente dimostrato di avere tutte le carte in regola per diventare un case study della nuova cultura digitale per la modalità di gestione della comunicazione  di crisi e tutela della reputazione online. Dove sta il giornalismo in tutto questo? Viene a mancare l’intermediazione? Cosa succede se le sorgenti parlano da sole? Il mondo dell’informazione deve fare i conti con nuove interazioni, sempre più dirette e in diretta nella Social TV? Qual è, alla luce di questa ultieriore evoluzione dei fatti,  la differenza fra informazione e comunicazione?

 

estratto da Report Vs Eni il tavolo è rovesciato di Giacomo Dotta  eni-report1

“Il secondo schermo trova una propria dignità: trasforma una inchiesta in un talk show ibrido, sposta gli occhi degli utenti dalla tv al tablet/smartphone e soprattutto sposta il baricentro del messaggio presso luoghi che la tv non può più controllare con regole proprie. Così facendo Eni ottiene un risultato fondamentale, ossia instillare il beneficio del dubbio all’interno di un bacino particolare di persone: sono quelli che guardano la tv con un altro dispositivo in mano, quelli che vogliono saperne di più, quelli che non si accontentano della versione ricevuta, ma vogliono formarsi un’idea attraverso una ricerca e un approfondimento propri”.

 

Di tutto questo proveremo a parlare a #digit16 in un incontro a tema dedicato proprio alla  “second screen experience” previsto per il 21 ottobre dalle 11 alle 13 presso la sala Convegni della Camera di Commercio di Prato. Prenotazioni per giornalisti in cerca di crediti ( e di domande e risposte) su Sigef. Per tutti gli altri digit.

Le iscrizioni termineranno il 19 ottobre 2016.

 

 

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Fonte: Second Screen #digit16

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