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Facebook in cima alla lista di richieste diritto all’oblio da Google

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Facebook in cima alla lista di richieste diritto all’oblio da Google
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Google ha rilasciato certi dati interessanti sui link che è stato costretto a rimuovere dai risultati di ricerca in risposta alla corte di giustizia europea e alla legge sul diritto all’oblio. La società lunedi ha pubblicato l’ultima relazione di trasparenza, la quale rivela che il numero di richieste è impennato in questi ultimi tempi: ha ricevuto 348.085 richieste, per le quali ha valutato un totale di oltre 1.200.000 indirizzi.

Fonte: Facebook in cima alla lista di richieste diritto all’oblio da Google

Google: il diritto all’oblio non uscirà fuori dall’Europa

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Google: il diritto all’oblio non uscirà fuori dall’Europa
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Google ha esposto giovedi che non si adeguerà all’ordine del un regolatore della privacy francese di mettere in atto il “diritto all’oblio” nelle versioni non-europee del sito. In Europa, Google deve rimuovere dagli elenchi di ricerca le persone, se possono dimostrare che i collegamenti rivelano contenuti non aggiornati o diffammatori su, in base a quanto decretato da una deliberazione del tribunale dell’Unione Europea lo scorso anno.

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Fonte:Google: il diritto all’oblio non uscirà fuori dall’Europa

Il garante della privacy francese si lancia contro Google

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Il garante della privacy francese si lancia contro Google
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Il garante della privacy francese ha ordinato a Google di ampliare la sua implementazione del cosiddetto ‘diritto all’oblio‘ europeo, in maniera che i collegamenti ipertestuali siano anche eliminati da tutti i domini di Google, tra cui google.com, non solo (come avviene attualmente) da google.fr.

Ricapitoliamo: il diritto all’oblio online fa riferimento a una sentenza legale dalla corte superiore europea dell’anno scorso. Ha identificato i motori di ricerca come responsabili del trattamento dei dati e ha richiesto che gestiscano le richieste dei privati che desiderano che informazioni obsolete, imprecise o non pertinenti vengano cancellate dal risultato di una ricerca.

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Il garante della privacy francese si lancia contro Google
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Fonte: Il garante della privacy francese si lancia contro Google

Google rivela per sbaglio le richieste del diritto all’oblio

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Google rivela per sbaglio le richieste del diritto all’oblio
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I dati mostrano che il 95% delle richieste di privacy a Google provengono da cittadini per proteggere informazioni personali e private: ,eno del 5% delle circa 220.000 domande individuali presentate a Google per rimuovere selettivamente i collegamenti ipertestuali alle informazioni online riguardano criminali, politici e personaggi pubblici di alto profilo.

The Guardian ha scoperto nuovi dati nascosti nel codice sorgente sulla relazione di trasparenza di Google che indica i tipi di richieste trattate da Google, informazioni che ha sempre rifiutato di rendere pubbliche. I dati riguardano più del 75% di tutte le richieste fino ad oggi.

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Google rivela per sbaglio le richieste del diritto all’oblio

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Fonte: Google rivela per sbaglio le richieste del diritto all’oblio

Un anno dopo: Quante ricerche Google ha obliato?

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Un anno dopo: Quante ricerche Google ha dimenticato?
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Nel mese di maggio 2014 l’alta corte dell’UE ha stabilito che, in alcuni casi, Google deve rimuovere i link alle informazioni personali di qualcuno, se richiesto. E la gente ha fatto richiesta: Nel corso dell’ultimo anno, il motore di ricerca ha ricevuto 254.271 ricorsi (circa 670 al giorno), chiedendo di valutare più di 922.638 URL.

Meno della metà sono stati effettivamente rimossi, secondo l’ultimo rapporto di trasparenza della società, che ha riferito che il 58,7% sono ancora disponibili in rete. Quando diciamo rimosso, non intendiamo da Internet nel suo complesso, ma dai soli risultati di ricerca di Google dell’UE. Così i residenti di Italia o Francia, per esempio, potrebbero passare da Google.it o Google.fr a Google.com e vedere i risultati che sono stati “dimenticati” nell’UE.

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Il caso risale al 1998, quando un uomo ha tentato di rimuovere un articolo sui suoi debiti previdenziali dai risultati di ricerca di Google. Google ha vinto a giugno 2013 quando l’alta corte dell’Unione europea ha rilevato che i motori di ricerca non sono tenuti a rimuovere tali collegamenti, a condizione che la pubblicazione dei dati sia legale.

Ma tale decisione è stata annullata la scorsa primavera, consentendo ai residenti dei 28 Stati membri dell’Unione europea di presentare una petizione per alcuni link da rimuovere dai risultati di ricerca. Tecnicamente, questo vale per tutti i motori di ricerca, non solo Google. Anche Bing di Microsoft, per esempio, accetta le richieste di “diritto all’oblio”, ma è stato naturalmente Google ad aver ricevuto la maggior parte degli onori della stampa.

Al momento della deliberazione Google la definì “deludente per i motori di ricerca e per gli editori in rete in generale,” ma l’ha dovuta rispettare. Poche ore dopo il lancio del suo modulo di richiesta di rimozione a fine maggio 2014, Google ha ricevuto 12.000 domande. Entro la fine di quella settimana, la società venne sepolta sotto 41.000 ricorsi.

Un attivista politico in Lettonia che è stato accoltellato a una protesta, però, è stato onorato con la loro richiesta di rimozione del link ad un articolo sull’incidente. Nel decidere cosa togliere, Google pesa ogni singola richiesta, nel tentativo di bilanciare il diritto alla privacy delle persone con il diritto del pubblico di conoscere e distribuire le informazioni. Così chi vuole cancellare informazioni su truffe finanziarie, errori professionali, condanne penali o condotta pubblica dei funzionari di governo, non è asserito che la passi liscia.

Non sorprende che siti come Facebook, YouTube, Twitter, Google+ siano nella top 10 dei siti per gli URL richiesti per la rimozione. A completare la lista sono profileengine.com, groups.google.com, badoo.com, yasni.de, wherevent.com e 192.com. Con 37.731 collegamenti rimossi, questi siti rappresentano l’8% delle richieste totali fatte a Google. (Fonte)

Un anno dopo: Quante ricerche Google ha dimenticato?
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Fonte: Un anno dopo: Quante ricerche Google ha obliato?