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Diritto all'oblio negato per i casi giudiziari più gravi

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Una storica sentenza - seppur oggetto di discussioni e polemiche - della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (maggio 2014) ha sancito l'introduzione del cosiddetto diritto all'oblio in Rete.

Si tratta del diritto, che viene riconosciuto a ogni cittadino, di vedere il proprio nome deindicizzato dai motori di ricerca nel caso in cui i riferimenti proposti facciano riferimento a fatti già passati da tempo e tali da rappresentare un pregiudizio per il proprio onore.


Nell'articolo Pagine rimosse da Google, perché? abbiamo visto in quali casi è possibile richiedere che il proprio nome venga rimosso dal motore di ricerca e in quali circostanze la domanda può essere rigettata (abbiamo fatto riferimento anche al modulo online messo a disposizione da Google per presentare un'istanza di rimozione).

Il Garante Privacy italiano ha appena pubblicato un'interessante puntualizzazione: il diritto all'oblio non può essere esercitato con riferimento a casi giudiziari gravi o molto nuovi.

Un ex consigliere comunale recentemente coinvolto in un'indagine per corruzione e truffa aveva presentato a Google istanza di rimozione dei collegamenti ipertestuali facenti riferimento agli articoli pubblicati da vari siti web che illustravano la sua vicenda.

Dopo il 'no' ricevuto da Google a fronte della richiesta di rimozione dei collegamenti ipertestuali, l'ex consigliere comunale si è rivolto al Garante contestando il comportamento della società imperniata da Larry Page e Sergey Brin.

Il Garante ha invece dato ragione a Google spiegando che 'sebbene il trascorrere del tempo sia la componente essenziale del diritto all'oblio, questo elemento incontra un limite quando le informazioni di cui si chiede la deindicizzazione siano riferite a reati gravi e che hanno destato un forte allarme sociale.

Fonte: Diritto all'oblio negato per i casi giudiziari più gravi

Pagine rimosse da Google, perché?

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Quando e perché Google rimuove delle pagine dal suo motore di ricerca?
Di solito la rimozione di contenuti avviene in automatico quando, ad esempio, una pagina venisse rimossa da parte del gestione del sito che la ospita.

Una pagina può essere rimossa anche agendo sul contenuto di un file chiamato robots.txt. All'interno di tale file è possibile specificare quali pagina rimuovere dal motore di ricerca o comunque quali pagine non devono essere indicizzate e proposte agli utenti che effettuano una qualsiasi interrogazione.

Nell'articolo Eliminare il proprio nome da Google e da altre pagine web abbiamo a suo tempo spiegato come usare il file robots.txt nel caso in cui si fosse il gestore del sito web contenente la pagina da rimuovere dal motore di ricerca.

Nello stesso articolo abbiamo spiegato la procedura da seguire per richiedere a Google la rimozione, dal motore di ricerca, di riferimenti ad informazioni strettamente personali come numeri di carte di credito, elementi bancari, documenti di identità e così via.

Una storica sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (maggio 2014) ha introdotto in Rete il cosiddetto diritto all'oblio.

Fonte: Pagine rimosse da Google, perché?

Anche su Bing il modulo per il diritto all’oblio

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Seguendo quanto messo in pratica da Google, anche Bing ha reso disponibile il modulo per la richiesta di rimozione dei contenuti attraverso l’applicazione del “diritto all’oblio”.

Fonte: Anche su Bing il modulo per il diritto all’oblio

Il Diritto all’oblio sarà esteso a tutti i domini di Google?

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Non si arresta la pressione da parte degli enti europei nei confronti di Google. Sempre più accentuata la richiesta di deindicizzazione dei link segnalati dagli utenti all’interno di tutte le versioni del motore di ricerca, tra queste anche il dominio Google.com.

Fonte: Il Diritto all’oblio sarà esteso a tutti i domini di Google?

Diritto all’oblio: non eliminazione ma deindicizzazione

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I link idonei ad essere rimossi per il diritto all’oblio non saranno eliminati ma soltanto deindicizzati e inviati ad un sito terzo, ChillingEffects, raggiungibile tramite un avviso presente nelle pagine in cui il link è stato censurato.

Fonte: Diritto all’oblio: non eliminazione ma deindicizzazione