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Cassazione, il manager fallito non può invocare il diritto all'oblio

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L'informazione di essere stato amministratore di una società fallita non si può rimuovere, invocando la legislazione sulla privacy, per di più se è una notizia negativa per la reputazione. Non cala l'oblio sul registro delle imprese tenuto dalle camere di commercio. È la Cassazione, sezione prima, a dirlo, con un'ordinanza adottata dopo avere interessato la Corte di giustizia Ue, per avere la corretta interpretazione della normativa italiana riguardo alla disciplina europea sul trattamento dei elementi personali.

Fonte: Cassazione, il manager fallito non può invocare il diritto all'oblio

Garante Privacy: diritto all’oblio, il tempo non è l’unico elemento da considerare

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Il trascorrere del tempo è senz’altro l’elemento più interessante per valutare l’accoglimento di una richiesta ad “essere dimenticati”, ma l’esercizio del cosiddetto “diritto all’oblio” può incontrare altri rilevanti limiti, come precisato dalla giurisprudenza comunitaria e dal lavoro condotto dal Gruppo dei Garanti europei. Proprio queste ulteriori circostanze ha dovuto afferrare in considerazione l’Autorità italiana nell’esaminare il appello presentato da un alto funzionario pubblico che chiedeva la rimozione di certi url dai risultati di ricerca ottenuti digitando il proprio nominativo su Google.

Fonte: Garante Privacy: diritto all’oblio, il tempo non è l’unico elemento da considerare

Diritto all’oblio, no per casi giudiziari gravi

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Non si può invocare il diritto all’oblio per vicende giudiziarie di particolare gravità e il cui iter processuale si è concluso da poco tempo. In questi casi prevale l’interesse pubblico a conoscere le notizie. Con questa motivazione, il Garante privacy ha dichiarato infondata la richiesta di deindicizzazione di certi articoli presentata da un ex consigliere comunale coinvolto in un’indagine per corruzione e truffa. Una vicenda  iniziata nel 2006 e conclusasi (per lui) nel 2012 con delibera di patteggiamento e pena interamente coperta da indulto.

Fonte: Diritto all’oblio, no per casi giudiziari gravi

Diritto all'oblio, intervista di Italia Oggi al presidente di Federprivacy

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Secondo quanto riporta un articolo a cura di Maria Chiara Furlò su Italia Oggi Sette in edicola il 16 gennaio 2017, in cui viene intervistato il presidente di Federprivacy, sono quasi 41 mila le richieste di far valere il proprio «diritto all'oblio» che dall'Italia sono arrivate a Google negli ultimi due anni e mezzo, cioè da quando nel maggio del 2014, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha decretato per gli utilizzatori dei motori di ricerca il diritto di pretendere la rimozione dalle loro pagine dei collegamenti ipertestuali che li riguardano e sono ritenuti «inadeguati, inconsistenti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati».

Fonte: Diritto all'oblio, intervista di Italia Oggi al presidente di Federprivacy

Speciale per i soci Federprivacy: in omaggio il libro di Antonello Soro

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Possiamo dirci ancora liberi nella società digitale? Ciascuno di noi è sempre più insidiato da forme di controllo sottili, pervasive e capaci di annullare ogni possibilità per l’individuo di costruirsi liberamente. Dal giornalismo ai social network, dalla profilazione commerciale alle intercettazioni, dalla trasparenza al diritto all’oblio, questi certi dei temi affrontati da Antonello Soro, presidente dell'Autorità per la protezione dei elementi personali, nel suo libro "Liberi e Connessi", in omaggio per i soci Federprivacy.

Fonte: Speciale per i soci Federprivacy: in omaggio il libro di Antonello Soro

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