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Il ‘diritto all’oblio’ europeo colpisce pure Google.com

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In passato Google disse no: il garante per la Privacy francese, altresì noto come CNIL, aveva chiesto ai dirigenti del colosso della ricerca – o meglio, cercato di imporre a costoro – di rimuovere anche dalla SERP internazionale di Google i collegamenti ipertestuali alle pagine segnalate (e rimosse dalla versione europea del motore di ricerca) in nome del diritto all’oblio.

Google avvisa: noi raccogliamo i vostri elementi

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Google è da tempo nel mirino dell’Unione Europea a causa delle pratiche di marketing che regolano i suoi servizi: dalle ricerche verticali al trattamento ed alla profilazione dei dati dell’utente, le modalità di guadagno del big di Mountain View hanno fatto storcere il naso un po’ a tutti, dalle cariche agli utenti stessi.

Focalizzandoci sul trattamento dei dati personali, è prassi nel nostro continente che prima che un servizio web possa raccogliere e combinare questi dati abbia bisogno dell’esplicito consenso da parte dell’utente: per quanto concerne il motore di ricerca Google ciò non è mai accaduto, poiché basta effettuare una ricerca per creare quel cookie che, dovunque ci sia Google (in qualsiasi forma), inizierà a profilare.

Google, il diritto all'oblio non verrà esteso a tutto il mondo!

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Tutto iniziò qualche anno fa grazie ad un caso in Spagna e, durante la metà dell’anno scorso, per sottostare alle leggi europee Google ha concesso agli utenti di richiedere il diritto all’oblioovvero la de-indicizzazione di contenuti dalle pagine europee (ovvero localizzate per i vari Stati) del motore di ricerca il cui contenuto potesse inappropriatamente ledere l’immagine dei soggetti.

Un popolo, quello Europeo, che a cercare di preservare il suo buon nome prova con tutti i suoi mezzi: ad oggi sono pervenute oltre 250.000 richieste di applicazione del diritto all’Oblio, delle quali oltre il 70% sono state ignorate. Secondo Parigi però “limitare” il diritto all’oblio alle sole pagine europee di Google potrebbe continuare a ledere gli utenti, tanto da avanzare una pretesa piuttosto singolare: il diritto all’oblio doveva essere esteso altresì alle pagine mondiali del motore di ricerca (prima tra tutte google.com) ed i risultati eliminati altresì da lì, pena il pagamento di sanzioni dai 1000€ in su.

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